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La pinna caudale
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La pinna caudale

La pinna caudale si trova alla fine del peduncolo caudale ed è il principale mezzo di propulsione dei pesci.

La pinna caudale può presentarsi in varie condizioni: la forma più primitiva, definita Protocerca, è composta da due lamine verticali, dorsale e ventrale, che circondano la colonna vertebrale, come nella fase embrionale dei pesci, nelle Missine e Petromizontiformi. Una condizione simile può essere riscontrata nei Dipnoi e in Latimeria, nei quali la pinna caudale è Dificerca, cioè appare trilobata e le vertebre si estendono fino alla parte terminale della coda. Questa tipologia di pinna si suppone derivi dalla cosiddetta pinna Eterocerca degli Elasmobranchi, Condrostei, Olostei e dei Pesci più antichi. In questo tipo di pinna le vertebre si estendono in uno dei due lobi, mentre il lobo opposto, ventrale, è sorretto da raggi ipurali se la coda così formata è definita Epicerca, ed è tipica degli squali; se il lobo più sviluppato è quello inferiore viene chiamata Ipocerca (o Eterocerca inversa), ed è tipica negli Anaspidi.

Il tipo di coda eterocerca è attualmente conservato nei Condritti e, tra gli Osteitti, negli Acipenseridi, ma era presente soprattutto in Agnati e Gnatostomi estinti.

I Telodonti, in particolare presentavano, oltre ad una pinna dorsale ed una anale, una caudale leggermente ipocerca. Alcuni pesci di questo ordine, ormai estinto, presentavano una grande coda biforcuta, simile a quella dei primi Gnatostomi e per questo sono stati raggruppati nei Furcacaudiformi. Le loro code particolari sono state studiate da Wilson e Caldwell (1993) che le definirono “code a forchetta”.

Si definisce invece pinna caudale Omocerca una tipologia in cui entrambi i lobi hanno lo stesso sviluppo. La maggior parte dei Teleostei ha questa tipologia di coda, in cui le vertebre non si estendono nei lobi, ma si fermano alla base. Negli Amiodei e in Amia, la lamina caudale è simmetrica esternamente, ma asimmetrica internamente in quanto l’estremità della colonna vertebrale è ancora piegata in direzione dorsale, come nella pinna eterocerca.

La maggior parte dei pesci moderni possiede una coda omocerca, che si presenta però in una grande varietà di aspetti e forme:

-         Arrotondata (tipica delle specie a nuoto molto lento)

-         Troncata (che termina con un bordo più o meno verticale, tipica di pesci a nuoto lento ma capaci di brevi scatti)

-         Biforcuta (che termina con due punte, tipica dei nuotatori veloci)

-         Emarginata (che termina con una leggera curva verso l’interno, tipica di pesci a nuoto lento ma capaci di scatti veloci)

-         Semilunare o Falciata (a forma di falce di luna, si trova in alcuni nuotatori forti e veloci)

-         Appuntita (presente in alcuni pesci a nuoto lento)

Tipi di pinne caudali in Osteitti

I pesci forti nuotatori, oltre ad avere una pinna caudale e falcata, hanno un peduncolo codale ristretto e carenato, il corpo fusiforme, la pinna dorsale rientrante, le pettorali aderenti al corpo, in modo da raggiungere alte velocità.

La coda omocerca si afferma nei pesci che hanno la vescica natatoria, organo idrostatico; essi, variando il contenuto dei gas al suo interno, variano anche il peso specifico del corpo e, quindi, la galleggiabilità. Questo nuovo modo di contrastare l’affondamento è particolarmente vantaggioso perché non richiede lavoro muscolare e viene quindi premiato durante l’evoluzione degli Osteitti.

Si chiama pinna caudale gefirocerca [dal greco gèphyra, ponte + cerco] infine quella in cui la vera pinna caudale è atrofizzata e sostituita da una pinna secondaria formata da espansioni della pinna dorsale e anale. È tipica di Crossopterigi e Dipnoi ma è presente anche in alcuni Attinopterigi.

Non è certamente da considerare pinna, invece, quella dei Ciclostomi, i quali nuotano tramite una piega non raggiata della pelle che corre ventralmente ed intorno alla coda.

Negli Ipotremata è stata modificata anche la coda, che non deve essere più una potente pinna caudale, come quella degli squali, bensì risulta più utile una coda filiforme per piccoli spostamenti e a volte anche per la difesa, in quanto reca degli aculei velenosi (come ad esempio i Trigoni che iniettano una sostanza anticoagulante).

Tipi di pinne caudali: 1) Dificerca; 2) eterocerca; 3) Protocerca; 4-5) Omocerca

La differenza della coda in Condroitti ed Osteitti dipende dalla tipologia di nuoto. Gli Osteitti infatti, a causa della maggiore rigidità dello scheletro osseo, si muovono grazie ad una pinna caudale molto più mobile (in quanto è a base di impianto stretta) che sembra l’elica di un siluro, permettendo un movimento quasi lineare. I Condroitti invece, avendo uno scheletro cartilagineo e quindi più flessibile, possono avere una coda meno mobile ma più voluminosa e quindi muoversi non in maniera lineare ma quasi sinusoidale. Con questi propositi, gli Osteitti, nel corso dell’evoluzione, hanno accorciato i due lobi caudali modificandoli per il loro tipo di nuoto.

Si conoscono molte condizioni intermedie e diverse varianti. La prima coda è forse stata difiocerca, ma le code più antiche che si conoscano sono eterocerche (cefalaspidi, placodermi, la maggioranza dei condroitti ed i più primitivi osteitti).

Formazioni simili alle pinne dei Pesci, ma di origine e costituzione anatomica completamente diverse, sono presenti nelle tartarughe marine, nei Cetacei e nei Sireni. Si tratta, in questi casi, di arti (podia) foggiati a pinne per il nuoto. Le pinne impari dei Cetacei e dei Sireni, quella della coda e, nei Cetacei anche l’appendice impari sul dorso, sono pieghe cutanee senza scheletro proprio, ripiene di grasso e di connettivo fibroso. La grande natatoia caudale dei Cetacei è disposta in senso orizzontale anziché verticalmente, come nei Pesci. Questo perché con il passaggio sulla terraferma i muscoli laterali del tronco si sono ridotti a vantaggio dei dorsali.